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- Foto e video del Secondo Pellegrinaggio della Tradizione delle Venezie alla Basilica della Salute a Venezia
- E’ morto don Michał Łos. La sua storia aveva commosso il mondo: Polonia, politica e sacerdote alter Christus
- Sinodo Amazzonia, Instrumentum Laboris, prime riflessioni tra fregnacce ed eresie
- L’articolo di Aldo Maria Valli e le vocazioni nelle catacombe: « Dio non ha smesso di chiamare! »
| Foto e video del Secondo Pellegrinaggio della Tradizione delle Venezie alla Basilica della Salute a Venezia
Posted: 18 Jun 2019 08:30 AM PDT Proponiamo ai nostri lettori qualche foto e video della Santa Messa prelatizia celebrata da Mons. Marco Agostini, cerimoniere del papa, lo scorso 15 giugno 2019 nella Basilica della Salute a Venezia, in occasione del Secondo Pellegrinaggio delle Tradizione delle Venezie (si veda il nostro post QUI).Per maggiori dettagli e altre foto si veda QUI e QUI.
Ringraziamo Traditio Marciana per la splendida organizzazione dell’evento e delle cerimonie. AZ |
| E’ morto don Michał Łos. La sua storia aveva commosso il mondo: Polonia, politica e sacerdote alter Christus
Posted: 18 Jun 2019 06:30 AM PDT E’ morto don Michał Łos: la sua storia aveva commosso il mondo. Non servono commenti per la foto sopra, postata su Twitter da National Catholic Register:
« Padre Michał Łos, che soffre di cancro alla fase 4, ha dato la sua benedizione al Presidente della Polonia, Andrzej Duda, nella sua stanza d’ospedale. Il Presidente Duda ha fatto una visita a sorpresa al sacerdote il suo 31 ° compleanno ieri presso l’ospedale militare di Varsavia. #Prayers. »
Mandiamola a qualche nostro politico.
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| Sinodo Amazzonia, Instrumentum Laboris, prime riflessioni tra fregnacce ed eresie
Posted: 18 Jun 2019 01:07 AM PDT Dagli amici di Campari e de Maistre le prime brevissime riflessioni sul tragico Instrumentum Laboris del ASSEMBLEA SPECIALE DEL SINODO DEI VESCOVI PER LA REGIONE PANAMAZZONICA AMAZZONIA: NUOVI CAMMINI PER LA CHIESA E PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE del 6\27 ottobre 2019.
QUI La Bussola. Luigi
L’Instrumentum Laboris presentato oggi, riguardante il sinodo sull’Amazzonia che si terrà ad ottobre, è sconcertante, più di ogni aspettativa. Se da un lato ci si aspettava un documento estremamente ecologista, indigenista, sincretista e contenente aperture ai preti sposati, i viri probati e via dicendo, dall’altro non ci si aspettava un’esagerazione come quella che è stata prodotta.
L’ecologismo diventa una vera e propria teologia, tanto che viene addotta l’idea che il peccato originale consista in una rottura dell’armonia fra uomo e natura che, solo per accidente, diventa poi rottura del rapporto con Dio. Per recuperare questa armonia dovremmo dunque guardare ai popoli indigeni, che vivrebbero in piena armonia con il creato, sarebbero portatori di saggezza e di usanze ancestrali da salvaguardare e sostanzialmente da integrare nel cattolicesimo.
L’indigenismo diventa quasi una mitologia, quella del buon selvaggio, che mostra però una realtà inesistente. Basta osservarli, i popoli indigeni, per capire che la realtà è un po’ diversa. Il documento però afferma: « I rituali e le cerimonie indigene sono essenziali per la salute integrale perché integrano i diversi cicli della vita umana e della natura. Creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo. Proteggono la vita dai mali che possono essere causati sia dagli esseri umani che da altri esseri viventi. Aiutano a curare le malattie che danneggiano l’ambiente, la vita umana e altri esseri viventi« . E dunque questi riti andrebbero integrati nel cattolicesimo: « Si chiede, ad esempio, di prendere in considerazione i miti, le tradizioni, i simboli, i saperi, i riti e le celebrazioni originarie che includono le dimensioni trascendenti, comunitarie ed ecologiche« . Purtroppo questa non è semplice paccottiglia di stampo new age, ma un manifesto vero e proprio.
La cultura indigena, se davvero ne esiste una, è infatti posta non sullo stesso piano del cattolicesimo, ma su un piano superiore. Sta a noi infatti imparare da loro, mentre la Buona Novella va adattata. Per descrivere tutte le corbellerie e le eresie contenute nel documento ci vorrebbero ore, ma si sappia che, per dirne una, l’incarnazione del Verbo presso il popolo ebraico, stando al paragrafo 107, è del tutto accidentale. Si sappia che addirittura esiste una teologia india amazzonica, che va approfondita ma non per convertire gli indigeni, anzi.
D’altronde, stando a questo documento, gli indigeni sono già perfetti così, senza bisogno del Vangelo, hanno sviluppato doti spirituali e morali talmente alte, che noi cattolici ce le sogniamo. Il male dell’Amazzonia è l’uomo bianco, che picchia le donne (gli indigeni no), che uccide (gli indigeni no), che è disonesto (gli indigeni no).
D’altronde, i Semi del Verbo, dice il paragrafo 121, hanno attecchito anche se il Vangelo non è ancora arrivato: « Lo Spirito creatore che riempie l’universo (cf. Sap 1,7) è lo Spirito che per secoli ha nutrito la spiritualità di questi popoli anche prima dell’annuncio del Vangelo e li spinge ad accettarlo a partire dalle loro culture e tradizioni. Tale annuncio deve tener conto dei “semi del Verbo”[56] presenti in esse. Riconosce inoltre che in molti di loro il seme è già cresciuto e ha dato frutti. Presuppone un ascolto rispettoso che non imponga formulazioni di fede espresse da altri riferimenti culturali che non rispondono al loro contesto vitale. Ma al contrario, ascolta “la voce di Cristo che parla attraverso l’intero popolo di Dio” (EC 5) ». Eccerto, quella vecchia storia della Croce è desueta, il seme cresce prima del Vangelo. Certo, quando gli spagnoli sono arrivati in Sud America, ci hanno trovato gli Aztechi che facevano sacrifici umani (cosa che avviene ancora fra i blasonati popoli indigeni), questo si che è un seme del Verbo come si deve.
Per concludere, ebbene sì, si parla di preti sposati:
Paragrafo 129
« Affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che, per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana« .
E sempre al 129, ebbene si, vengono ipotizzati ministeri ufficiali per le donne:
« Identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica« .
Che dire? A fianco di questo ciarpame, ce n’è molto altro, che tralasciamo perché semplicemente inutile. Ci interessa davvero che un Sinodo condanni gli inceneritori? E forse qualcuno si aspetta che cerchiamo di interpretare frasi come quella per cui si devono « recuperare i miti e attualizzare i riti e le celebrazioni comunitarie che contribuiscono in modo significativo al processo di conversione ecologica« ? Siamo alla supercazzola…
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| L’articolo di Aldo Maria Valli e le vocazioni nelle catacombe: « Dio non ha smesso di chiamare! »
Posted: 18 Jun 2019 12:27 AM PDT L’ultimo articolo di Aldo Valli dal titolo « “Ecco come io, giovane prete (non) sono stato formato” riporta la toccante e precisa testimonianza dello « stesso giovane prete, ancora piuttosto fresco di seminario, che giorni fa mi ha inviato la lettera che ho intitolato Ecco perché il popolo non si riconosce più nei pastori » post che , da quel che sappiamo, è stato letto e condiviso da migliaia di Lettori. Ha scritto il giovane Sacerdote:
– Mi ha sempre colpito un fatto: i superiori guardano con autentico terrore ogni comportamento che nel cammino seminaristico sveli una certa attrazione per ciò che è propriamente sacerdotale, come se fosse sinonimo di “fissazione clericale” o frutto di una
personalità problematica. Faccio un esempio banale: se un giovane appassionato di calcio vedesse da lontano un suo idolo, come si comporterebbe? Beh, probabilmente gli correrebbe incontro per stringergli la mano, farsi fare un autografo o una foto. Bene, con Dio questo non vale. Se lo ami e credi di essere chiamato a servirlo come sacerdote, non devi fare nulla che vada in questa direzione “prima dell’ordinazione”! Mi spiego meglio: voi credereste mai che si diventa sacerdoti senza avere fatto prima alcuna “prova pratica” di come si celebra la Santa Messa? Eppure è così! Al massimo uno o due giorni prima dell’ordinazione il direttore spirituale ti fa vedere una volta e lentamente come si fa. Ma si può? Quello che è il centro della vita che ti attende è trattato come zona impenetrabile. E poi ci si meraviglia che ci siano preti che celebrano male, che abusano del loro ruolo e che dimostrano di non conoscere la liturgia! Per forza, la liturgia pratica (e ahimè, anche quella teologica) negli anni di seminario è un campo non calpestabile. …
– “Nei seminari Freud, Marx e Lutero hanno sostituito Tommaso, Ambrogio e Agostino”. Dico in parte perché se continuano a non essere insegnati i grandi autori cattolici, e resta pur sempre Lutero, i poveri Freud e Marx hanno perso il loro fascino, sostituiti con Heidegger, il pensiero debole e l’immancabile Zygmunt Bauman. In generale (vale per tutti i corsi) ho notato un grande complesso di inferiorità dei professori nei confronti delle culture laiciste, unito a una certa ignoranza circa autori che dovrebbero invece essere punti di riferimento della formazione cristiana: in sei anni non ho mai sentito nominare un dottore della Chiesa (se non di sfuggita) oppure un Rosmini, un Garrigou-Lagrange, un Fabro, un Del Noce, un Ratzinger, un Balthasar. ( QUI )
Anche noi siamo a conoscenza di diversi casi nei quali ad alcuni seminaristi, giudicati di essere troppo intenti alla cose di Dio ( che non sono i famosi pizzi e merletti – che comunque andrebbero rivalutati con calma e avvedutezza -) è stata inflitta la pena della gogna e della persecuzione continuata da parte di quei loro superiori pervasi dallo « spirito del mondo« . Al fine di evitar a quei ragazzi un deleterio « esaurimento nervoso » i parroci e parrocchiani di provenienza hanno consigliato loro di uscire dal seminario-lager.
« Dio non ha smesso di chiamare« !
Ci è stato detto recentemente: « non avete idea quante vocazioni il Signore sta riversando soprattutto in quelle comunità religiose che sono durissimamente perseguitate: non sanno più dove metterli!« . « Dio non ha smesso di chiamare« !
Un nostro Lettore a commento del post di MiL « Il castigo di Dio: l’Italia » che “è stata per secoli una terra di vocazioni” è ora “una terra di missione ” ha scritto: « Se soltanto ci fossero dei Monasteri ferventi e tradizionali… le vocazioni ci sono, Dio non ha smesso di chiamare, ma da una parte la mondanizzazione della Chiesa rende l’uomo sordo e dall’altra mancano santi monasteri ferventi e tradizionali (sull’esempio dei benedettini e delle benedettine del Barroux in Francia) e Carmeli secondo la Costituzione ’90 incentivati da Giovanni Paolo II su ispirazione della riforma di Santa Madre Maravillas De Jesus che promosse un ritorno alla Riforma Teresiana. Il Card. Sarah nella stessa omelia citata sopra a Chartres ( dello scorso anno N.d.R) invita a un ritorno ai monasteri… e ne conosco tante di donne desiderose di varcare la soglia di un Vero e Santo Monastero tradizionale benedettino o carmelitano in Italia, se soltanto esistesse... » « Dio non ha smesso di chiamare« !
Un altro Lettore si è espresso così « Le vocazioni? Spesso il problema non sono i giovani, ma le porte dei seminari che si aprono più facilmente per far uscire che per far entrare. Forse sarebbe davvero buona cosa che i rettori e chi ha responsabilità in questo campo, si facciano con grande umilta'(se esiste ancora…) un serio ed accurato esame di coscienza! O forse è cosa troppo vetus e fuori moda…? » « Dio non ha smesso di chiamare« !
Affermava Monsignor Luigi Bignami, Arcivescovo di Siracusa: « Il più grande castigo che Iddio possa mandare al mondo, non è la carestia, la peste o la guerra, bensì la penuria di Sacerdoti. Il Signore viene molto offeso nella persona dei suoi Ministri, perché il mondo li disprezza, li calunnia e li perseguita; ed affinché si apprezzi il suo dono divino, Egli vuol farli desiderare. »
Alcuni « vocati » dal Signore in questo misero tempo di persecuzione e di afflizione, fedeli al monito evangelico « Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe » approfondiscono nelle catacombe con infinita pazienza e penitenza la loro chiamata in attesa dei « tempora bona veniant« . Anche questo fa parte dei « segni dei tempi« !
AC
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